Lo afferma anche il Corriere
Nell’editoriale apparso in prima pagina del Corriere della Sera domenica 6 giugno a firma dell’ex ambasciatore Romano, ora collaboratore del quotidiano milanese, e’ venuta una autorevole conferma in merito alle politiche di risanamento adottate dai singoli paesi facenti parte del’Unione europea (cfr articolo “ La formica e le tante cicale europee”).
La crisi finanziaria ungherese, l’ultima di una lunga serie, mette in discussione non tanto l’euro quanto i criteri di ammissione e i tempi frettolosi in cui sono stati attuati, secondo Romano.
Ma dalla sua analisi risulta che ad essere profondamente in crisi , portatori di preoccupazioni e di risultati deludenti, sono le nuove democrazie dell’area centro europeo-danubiana (Cechia,Ungheria,Romania e Bulgaria) mentre le repubbliche baltiche stanno disciplinatamente seguendo le indicazioni dei propri governi e degli organismi internazionali, intravedendo cosi’ la fine del periodo negativo. Un’analisi che condividiamo ma che va spiegata: se l’Estonia e’ sulla soglia dell’adozione dell’euro, la Lettonia e’ invece sull’orlo del baratro per via di politiche economiche e monetarie scellerate del recente passato.
Ma entrambe sono due citta’-stato, dominate dalla centralita’ e dalla unicita’ delle due capitali, rispetto al resto del paese.
L’unico sistema-paese e’ la Lituania, di cui va elogiata proprio la disciplina mostrata in questi mesi di duri sacrifici, cui i lituani hanno risposto con la sopportazione e l’emigrazione, pronti a ritornare a casa nel momento in cui la crisi sara’ definitivamente tramontata.















