La formica e le tante cicale europee
Il governo Kubilius e’ ancora oggi sotto tiro per aver dovuto addottare misure drastiche nel corso dell’inverno 2008-2009 quando i conservatori, andati al potere da una settimana, si trovarono davanti al baratro dei conti pubblici populisticamente manipolati dalla sinistra lituana di Brazauskas. In poche settimane lo scenario sociale lituano veniva a mutare, passando da una insana sbornia di euforia alla autocommiserazione piu’ profonda: tagli alle spese, cancellazione degli investimenti, spesa sociale quasi azzerata, pensioni ridotte, ministri e parlamentari, grand commis e dirigenti statali costretti a ridursi gli stipendi, settore privato squassato dalla bufera dei licenziamenti, aumento dei senza lavoro, emigrazione di massa come unica via di fuga.
Oggi vista da Vilnius, l’Europa sembra una grande Lituania. La crisi greca, alimentata ancora una volta dalla sinistra del Pasok incapace di sganciarsi dagli schemi veterosocialisti dello Stato primo imprenditore, ha contagiato l’area euro e via via Dublino, Lisbona e Madrid. Gli altri paesi, Roma compresa, stanno ricorrendo a manovre economiche complesse per evitare di alimentare le barricate in piazza.
E allora viene in mente quell’inverno di oltre un anno orsono quando la Lituania si autolimito’, tagliando quasi tutto il tagliabile. Certo, una operazione di auto-invalidazione ma , agli occhi degli odierni accadimenti , assolutamente giustificata dai fatti. Il sistema Lituania ci e’ gia’ passato ed e’ in lenta, lentissima risalita. Il progetto di fare del territorio lituano il centro nord europeo dei servizi e dell’innovazione tecnologica e’ prestigioso, molto difficile (perche’ e’ la gente locale a dover cambiare mentalita’) ma almeno esiste ed e’ un punto nella cui direzione si possono aggregare le forze. Certo, la politica economica deve stare attenta a non allargare l’indebitamento dello stato e a canalizzare subito i primi sintomi di ripresa in un rifinanziamento immediato del debito contratto con i vari organismi internazionali (un miliardo di euro). Ma questo paese parso cosi’ sgarrupato 16 mesi prima, oggi e’ all’avanguardia almeno in Europa dell’est e rappresenta un esempio virtuoso per quei paesi dell’opulenta Europa occidentale che credevano di aver inventato l’eta’ dell’oro perenne.















